Una sorta di vetrina

Dedicato a tutti quelli che vogliono sapere qualcosa di me (Daniele Gessa, nato e vissuto in Sardegna fino al 1998. Poi il "Continente" lo ha risucchiato. E Daniele non si è opposto. Giornalista praticante iscritto al master di Padova, ora vive in Padania. Ma ogni notte sogna la sua isola... e ogni giorno si barcamena alla ricerca di un approdo, schivando i colpi bassi e le coltellate alle spalle). Dedicato anche .....A CHI NEL CORSO DE LA VITA MIA/ S'E' PREMURATO SEMPRE DE FREGAMME/ A CHI M'HA PRESO SENZA MAE RIDAMME/ A CHI PER SUO VANTAGGIO O PER SUA MANIA/ HA FATTO CONTRO ME CALUNNIA E SPIA/ A CHI M'HA ROTTO QUELLI TRA LE GAMME/ A CHI PEL CULO HA FATTO FOCO E FIAMME/ PERCHé DAL POSTO MEJO ANNASSI VIA/ A TUTTI QUELLI CHE M'HANNO ROVINATO/ LA LIBBERTA' LA GIOJA E L'ESISTENZA/ A CHI M'HA RISO, A CHI HA CANZONATO/ A CHI M'HA DETTO IN OGNI CASO: NO/ ...DOPO UN ESAME SERIO E DE COSCIENZA/ 'NCROCIO LI BRACCI E JE FACCIO: THO! ...un grazie di cuore a Pasquino

martedì, 26 aprile 2005


Incontriamo FRANK CESPEDES, uno dei massimi esperti al mondo di marketing e implementazione strategica. Articolo pubblicato su ABC del 6 luglio 2004

 

Tasche vuote e morale alle stelle. Soddisfatti e in  cerca di nuove soddisfazioni. Sempre disciplinati ed educati, tanto da dirti “grazie mille” anche dopo averti dato il sangue.

«Il vero marketing è fare in modo che i consumatori diventino migliori consumatori e che arrivino a ringraziarti per il servizio o il prodotto che sei stato in grado di vendere», spiega Frank Cespedes, uno dei massimi esperti al mondo di implementazione strategica, per oltre 15 anni alla Harvard Business School e consulente per aziende del calibro di General Motors, Sony e Texas Instruments. Oggi dirige il Center for Executive Development di Boston e continua a mandare alle stampe richiestissimi best seller sull’organizzazione e la gestione della pubblicità e delle vendite.

(…) Cespedes ha parlato di un male che attanaglia le imprese di medie e grandi dimensioni, non solo negli Stati Uniti: «Alla GM a ogni trimestrale i boss esultavano: “Wow, abbiamo perso solo il due per cento della quota di mercato”. Al che io un giorno feci notare che calcolavano la quota solo sul numero delle macchine prodotte nel Nord America e non sul numero di quelle effettivamente vendute. Se avessero considerato le vendite, infatti, si sarebbero accorti che in realtà il calo era molto, molto più drammatico. Chiesi il perché di quella scelta di calcolo e mi risposero: “Perché abbiamo sempre fatto così e perché i grandi capi vogliono che si faccia così”. Questo è il problema: i dirigenti studiano il marketing ma poi non ne mettono in pratica i precetti fondamentali. Che si possono riassumere in poche parole: lo scopo di ogni azienda deve essere la crescita redditizia, se si deve fare un investimento, l’investimento deve rendere. Punto. Tutto il resto è negativo. Troppi manager, invece, sono contenti se le loro aziende perdono, convinti che basti avere un grande fatturato. A maggiori entrate corrisponde, secondo loro, un maggiore successo, e questo è vero soprattutto nel campo delle Tlc. Un’assurdità».

Che cosa si intende con “marketing creativo” e come si applica in concreto?

«Qualsiasi marketing efficace p creativo in un duplice senso. Sia perché è il frutto della creatività dell’uomo, che si deve confrontare con sfide sempre nuove, impreviste e spesso imprevedibili, sia perché ‘crea’ vantaggi competitivi. Il marketing creativo ha a che fare con la gestione dei clienti. Quali sono i fattori che migliorano la relazione? Quali quelli che la peggiorano? È  necessaria molta disciplina nell’esecuzione delle strategie che gli esperti disegnano. Che cosa vuol dire disciplina? Vuol dire confrontarsi con la realtà, sforzarsi continuamente per portare i piani di marketing a coincidere con i business plan. Bisogna considerare il contesto così com’è, non così come vorremmo che fosse. Allo stesso modo dobbiamo avere un’opinione di noi che sia il più possibile fedele a quello che siamo, non a quello che vorremmo essere».

(…) In sintesi, quali sono le caratteristiche degli ‘adepti’ del pensiero strategico?

«Sanno affrontare la realtà e sanno confrontarsi con essa. Sono in grado di scegliere e non si lasciano sopraffare dai sensi di colpa, dai rimorsi o dai rimpianti. Sono abili nel comunicare, in grado di veicolare la propria immagine di persone che affrontano la realtà e che sanno scegliere».

Postato da: Danielito79 a 10:42 | link | commenti |


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Utente: Danielito79
Nome: Daniele Guido Gessa
Giornalista praticante, iscritto al master in giornalismo dell'Università di Padova.

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