Una sorta di vetrina

Dedicato a tutti quelli che vogliono sapere qualcosa di me (Daniele Gessa, nato e vissuto in Sardegna fino al 1998. Poi il "Continente" lo ha risucchiato. E Daniele non si è opposto. Giornalista praticante iscritto al master di Padova, ora vive in Padania. Ma ogni notte sogna la sua isola... e ogni giorno si barcamena alla ricerca di un approdo, schivando i colpi bassi e le coltellate alle spalle). Dedicato anche .....A CHI NEL CORSO DE LA VITA MIA/ S'E' PREMURATO SEMPRE DE FREGAMME/ A CHI M'HA PRESO SENZA MAE RIDAMME/ A CHI PER SUO VANTAGGIO O PER SUA MANIA/ HA FATTO CONTRO ME CALUNNIA E SPIA/ A CHI M'HA ROTTO QUELLI TRA LE GAMME/ A CHI PEL CULO HA FATTO FOCO E FIAMME/ PERCHé DAL POSTO MEJO ANNASSI VIA/ A TUTTI QUELLI CHE M'HANNO ROVINATO/ LA LIBBERTA' LA GIOJA E L'ESISTENZA/ A CHI M'HA RISO, A CHI HA CANZONATO/ A CHI M'HA DETTO IN OGNI CASO: NO/ ...DOPO UN ESAME SERIO E DE COSCIENZA/ 'NCROCIO LI BRACCI E JE FACCIO: THO! ...un grazie di cuore a Pasquino

martedì, 26 aprile 2005


DENIS BERTRAND è un noto semiologo francese. Insegna alla Parigi VIII ed è anche consulente per la comunicazione d’impresa. Lo abbiamo fatto parlare di pubblicità. Articolo pubblicato su ABC del 23 marzo 2004 
 

La pubblicità è l’anima del commercio. E oggi il commercio, a quanto sembra, è tutto preso dalle nostre funzioni intestinali. Abbondano i prodotti che si interessano al nostro sospirato appuntamento quotidiano e i loro componenti diventano veri e propri protagonisti del messaggio. Anche di questo abbiamo parlato con Denis Bertrand, professore di semiotica generale e letteraria all’Università di Parigi VIII, di passaggio a Bologna per una lezione sulla “Rilevanza della dimensione sensibile nella comunicazione pubblicitaria” che ha tenuto alla Scuola Superiore di Studi Umanistici diretta da Umberto Eco.

«Negli ultimi anni – sostiene Bertrand, che in patria svolge anche il lavoro di consulente d’azienda – è emerso il paradigma della sensibilità interna. Si pensi a termini come “flora attiva”, “regolatore intestinale”, “aminoacidi ramificati”. Il lessico biochimico è quello che oggi prevale, non solo nelle pubblicità di alimenti, e testimonia questa maggiore attenzione all’interiorità, sia del prodotto che del corpo del consumatore. L’interiorità, come diciamo noi studiosi, è diventata lo “spazio narrativo” per eccellenza, una vera e propria rivoluzione nel discorso pubblicitario».

(…) In Italia abbiamo un detto: “la pubblicità è l’anima del commercio”, anche nel senso che con una buona campagna si può fare tutto o quasi. Ma è veramente così?

«Non credo che una pubblicità, anche se ben riuscita, possa fare veramente tutto. Per prima cosa, non dobbiamo mai dimenticare che essa è un discorso sugli oggetti, che accompagna gli oggetti e a volte li produce, entrando in competizione e in conflitto con tanti altri discorsi che si sviluppano parallelamente. Ad esempio, c’è quello del prodotto stesso, le cui parole sono il suo sapore, il suo profumo, la sua materialità. Proprio per questa compresenza è molto difficile sapere se una pubblicità, una volta lanciata, sarà veramente efficace».

Quali sono i motivi del conflitto fra i differenti discorsi?

«(…) Al di là di ciò che comunica la pubblicità, la materia produce un proprio discorso: e chi compra e usa un oggetto si rende subito conto che ciò che lasciavano intendere la televisione e il cartellone per strada era un’altra cosa».

(…)

Adbusters, e così via.: assistiamo tutti i giorni alla nascita di nuovi movimenti contro la proliferazione e l’onnipresenza della pubblicità. Pensa che questi movimenti abbiano un futuro? Riusciranno veramente a influenzare il linguaggio delle grandi agenzie?

«Trovo questi movimenti molto divertenti, creano una dialettica e mettono in difficoltà un discorso che cerca una legittimità senza ostacoli. Credo siano delle correnti molto toniche e stimolanti, soprattutto perché riportano l’attenzione al supporto, al significante, non solo al significato. Poi, chiaramente, non tutte le aziende capiscono la sfida. Per fare un esempio, la RATP di Parigi, il consorzio delle aziende di trasporto dell’area metropolitana, ha predisposto dei pannelli bianchi per gli amanti dei graffiti: un tentativo completamente naif di assorbire le critiche e di ricondurle al discorso dominante che, chiaramente, non ha avuto successo. Le aziende e i pubblicitari devono invece riflettere sulla loro comunicazione, purtroppo eccessivamente stereotipizzante, che si nutre cioè di troppi luoghi comuni e, a sua volta, li crea, anche le agenzie, forse, devono imparare a giocare con gli stereotipi e a utilizzare l’effetto sorpresa in maniera più intelligente, non con le solite cose già viste e sentite».

Postato da: Danielito79 a 10:41 | link | commenti |


Commenti
 

Eccomi

Utente: Danielito79
Nome: Daniele Guido Gessa
Giornalista praticante, iscritto al master in giornalismo dell'Università di Padova.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Ultimi Commenti

Archivio

oggi
aprile 2005
dicembre 2004

Feeds

  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading* volte